In breve
Prima di cambiare fornitore assicurati di essere proprietario degli account, di avere i contenuti e i file, di poter accedere allo storico dei dati e di sapere cosa prevede il contratto in caso di recesso. Il momento peggiore per scoprire che gli account sono intestati a qualcun altro è dopo aver comunicato la disdetta.
Il problema non è cambiare, è ripartire da zero
Cambiare fornitore è normale. Quello che non è normale, e succede spesso, è ritrovarsi senza accessi, senza contenuti e senza dati storici, costretti a ricostruire in tre mesi ciò che era già stato costruito.
La transizione va preparata prima della decisione, non dopo. Quando la comunicazione di chiusura è già partita, la collaborazione del fornitore uscente diventa una gentilezza, non un obbligo pratico.
Checklist prima di comunicare la chiusura
- Verifica di essere titolare degli account e delle pagine, non un semplice collaboratore.
- Controlla chi è amministratore del profilo aziendale e rimuovi ciò che non serve solo alla fine.
- Recupera i contenuti pubblicati e, se previsto dal contratto, i file sorgente.
- Salva lo storico dei dati che ti interessa: andamento, contenuti migliori, pubblico.
- Recupera la strategia e il piano contenuti, se ti sono stati consegnati.
- Verifica se esistono strumenti o account a pagamento intestati al fornitore.
- Leggi il contratto: preavviso, durata, penali, proprietà dei materiali.
- Concorda una data di passaggio che non lasci il canale scoperto per settimane.
La proprietà degli account
È il punto più critico. Un account aziendale deve essere di proprietà dell'azienda, con il fornitore in posizione di collaboratore. Quando è il contrario, la fine di un rapporto può significare la perdita del pubblico costruito in anni.
| Elemento | Chi dovrebbe esserne titolare | Perché |
|---|---|---|
| Profili social | L'azienda | È il pubblico che hai costruito |
| Contenuti pubblicati | L'azienda | Rappresentano il tuo archivio |
| File sorgente | Da definire in contratto | Servono per riutilizzi futuri |
| Account pubblicitari | L'azienda | Contengono storico e apprendimento |
| Strumenti dell'agenzia | Il fornitore | Sono la sua struttura di lavoro |
Cosa portare al nuovo fornitore
Un passaggio ordinato accorcia i tempi di avvio. Chi subentra dovrebbe ricevere: gli accessi, i contenuti degli ultimi mesi, i dati di andamento, l'eventuale strategia esistente e — soprattutto — un racconto onesto di cosa non ha funzionato. Le collaborazioni finite male contengono informazioni preziose.
Domande da fare a chi subentra
- Come intendete usare quello che esiste già, invece di buttarlo?
- Quanto tempo serve prima di ricominciare a pubblicare?
- Chi sarà il mio referente e con quale frequenza ci sentiamo?
- Cosa mi consegnate per iscritto nelle prime settimane?
- In caso di chiusura futura, cosa resta a me?
Un'avvertenza
Le clausole contrattuali, i preavvisi e le questioni di proprietà intellettuale sono materia legale. Questo articolo elenca cosa verificare, non sostituisce il parere di un professionista: per i contratti più impegnativi vale la pena farlo leggere a chi di dovere prima di firmare o di recedere.
Quando invece non conviene cambiare
Se il problema è la mancanza di risultati dopo poche settimane, cambiare può solo azzerare il tempo già investito. Prima di decidere, chiedi al fornitore attuale la strategia scritta e il ragionamento sugli ultimi contenuti: se esistono e sono sensati, il problema potrebbe essere altrove.
Domande frequenti
Sì, ed è anche nel tuo interesse: un passaggio concordato riduce il rischio di perdere materiale o di interrompere pubblicazioni programmate.